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Assertività nella comunicazione

Assertività nella comunicazione

L’assertività nelle relazioni

“Se è un dovere rispettare i diritti degli altri, è anche un dovere far rispettare i propri”. Lo ha detto Herbert Spencer in un'epoca in cui l'assertività forse come parola neanche esisteva.

Il concetto di assertività è di derivazione statunitense. La persona assertiva sa comprendere gli altri e rispettarli; allo stesso modo, però, è in grado di salvaguardare i propri diritti. Alberti e Emmons (1999) propongono questa definizione: «Un comportamento assertivo promuove l'uguaglianza nei rapporti umani, mettendoci in grado di agire nel nostro migliore interesse, di difenderci senza ansia, di esprimere con facilità e onestà le nostre sensazioni, di esercitare i nostri diritti senza negare quelli degli altri».

Per comodità espositiva si parla di un continuum che va dal comportamento passivo al comportamento aggressivo e nell’area intermedia si situerebbe il comportamento assertivo.

L’aspetto rilevante che ci permette di distinguere le varie modalità è quello  della scelta, il comportamento assertivo infatti è il risultato di un atto intenzionale ragionato, la persona assertiva sceglie il comportamento, la persona passiva o aggressiva subisce il comportamento, in un certo senso reagisce più che agisce.

La modalità di relazione assertiva non ha come obiettivo quello di evitare il conflitto a tutti i costi. Essa ne favorisce la risoluzione positiva, ossia cerca di integrare le posizioni divergenti degli interlocutori in soluzioni che siano per entrambi funzionali al raggiungimento di un obiettivo che soddisfi tutte le parti coinvolte.

Per conoscere quali sono le abilità da noi possedute e quali invece quelle carenti occorre avere un punto di partenza che permetta di tracciare un possibile percorso verso la crescita e la consapevolezza personale.

L’analisi qualitativa del comportamento può avvenire tramite:

  1. Colloquio clinico accurato.
  2. Colloquio con osservatori esterni che hanno osservato il nostro comportamento e ci possono fornire un feed-back.
  3. Osservazione comportamentale in situazione strutturata o durante il role-play, in questo caso può essere utile videoregistrare la performance e rivederla poi in un secondo tempo.
  4. Compiti di auto-osservazione e introspezione.
  5. Uso di questionari di autovalutazione.

La maggior parte degli inventari strutturati per la misura delle abilità sociali è stata realizzata negli Stati Uniti o nel Regno Unito.

Essere assertivi non è sicuramente un compito facile; si tratta, specialmente se abbiamo delle modalità passive o aggressive, di imparare qualcosa di “nuovo” e pertanto, almeno all’inizio, questo necessita di uno sforzo. Nessuno nasce assertivo, ma tutti possiamo diventarlo, basta esercitarsi. Decidere di rispettare se stessi ed imparare ad esprimere ciò che sentiamo e vogliamo veramente può portare un cambiamento e quindi bisogna mettere in conto che a volte potrebbe portare alla chiusura di alcune relazioni.

Affrontare le situazioni problematiche con assertività richiede una buona dose di autostima. Quello che conta non è il risultato ottenuto quanto la sensazione di essere in grado di agire e di influenzare il corso degli eventi verso un obiettivo desiderato.

Il nostro senso di autoefficacia influenza le nostre aspettative rispetto alla nostra abilità di far fronte ad una determinata situazione problema, quindi se abbiamo un basso senso di efficacia personale saremmo portati a vivere con timore le attività “difficili”, avremmo basse aspirazioni, ci concentreremo sugli ostacoli e non sapremmo concentrarsi sulle nostre risorse.

L’idea di valere poco, il senso di inadeguatezza e di “non essere capace di” sono spesso all’origine di comportamenti passivi o, viceversa, aggressivi e di imposizione del proprio volere e parere sull’interlocutore.

Un buon punto di partenza per cominciare a comportarsi in modo assertivo è quello di esercitarsi in situazioni che talvolta ci creano disagio, situazioni che per noi possono essere difficili da gestire, come per esempio fare delle richieste, dire di no a determinate richieste manifestando il proprio disaccordo, gestire una critica.

Concludendo, passare da un apprendimento “meccanico” ad un sentire e pensare in modo assertivo “automatico” non è semplice tuttavia, avendo ben chiari quali sono i vantaggi a lungo termine dell’acquisire uno stile di relazione assertivo, perché non concedersi una risorsa in più utile al benessere individuale ed al miglioramento delle relazioni interpersonali?

Bibliografia

Bauer, B., Bagnato, G. & Ventura, M. (2002) Assertività al femminile, puoi anche dire di no. Milano: Baldini Castaldi Dalai.
Giannantonio, M. & Boldorini, A.L. (2002) Autostima assertività e atteggiamento positivo – i fondamenti e la pratica della crescita personale. Salerno: Ecomind.
Goleman, D. (1996) Intelligenza emotiva, che cos’è perché può renderci felici. Milano: Biblioteca Universale Rizzoli.
Goleman, D. (2006) Intelligenza sociale. Milano: Biblioteca Universale Rizzoli.
Ricci Bitti, P. & Zani, B. (1983) La comunicazione come processo sociale. Bologna: Il Mulino.
Rolla, E. (2006) Il problema non è mio….è tuo. Torino: Società Editrice Internazionale.
Sonetti, D. & Meneghelli, A. (2004) Assertività e training assertivo – guida per l’apprendimento in ambito professionale. Milano: Francoangeli.
Zani, B., Selleri, P. & David, D. (1995) La comunicazione – modelli teorici e contesti sociali. Roma: La Nuova Italia Scientifica.

Dott.ssa Francesca Birello
Psicologa Firenze

 

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Ultima modifica: 07/07/2016